La console war fa bene o male al mondo dei videogiochi?

Ultimo aggiornamento: 22.09.21

 

Non ci sono né vinti né vincitori, perciò: che ruolo ha la guerra tra le console nell’universo videoludico? Vediamolo insieme in questo articolo.

 

Le guerre non sono soltanto tra nazioni e non utilizzano sempre armi da fuoco, ma talvolta possono essere anche molto sottili, impercettibili: quest’ultimo è forse il caso della console war, ossia della battaglia tra le piattaforme di videogioco, che da 30 anni a questa parte ha interessato tanto le aziende quanto i consumatori.

Potremmo quasi dire che in principio fu Atari, l’azienda statunitense fondata nel 1972 che ha dato il via a quello che oggi è considerato come uno dei mercati più ricchi e proficui, ossia quello dell’intrattenimento online. Oggigiorno, anche i più giovani conoscono il loro nome, e non potrebbe essere altrimenti dato che il logo del brand è impresso nell’immaginario collettivo, in particolare in quanti hanno visto almeno una volta il celebre Pacman.

Questo è stato sicuramente l’incipit di una storia ben più lunga e che richiederebbe diverse ore per poter essere approfondita, ma per capire se la console war nuoce davvero al mondo dei videogame, è bene fare un passo indietro e studiare un po’ le dinamiche. A tal proposito vi invitiamo a seguirci con la lettura dei paragrafi successivi, così da avere un quadro il più completo possibile, perciò bando alle ciance e saliamo a bordo della macchina del tempo.

 

Che cos’è la console war

Durante il 1982, l’unico modo per poter riuscire a vendere a grandi e piccoli quel nuovo sistema di intrattenimento chiamato “videogioco” era di riuscire a trasporre i personaggi più in voga. Allora Atari decise di acquistare i diritti del celebre film E.T. L’Extraterrestre, di Steven Spielberg, perché aveva intravisto una vera e propria gallina dalle uova d’oro, soprattutto perché il brand era già forte della sua nomea sul mercato. A discapito di quanto credeva, purtroppo il titolo si rivelò un totale fallimento, un vero buco nell’acqua, tuttavia riuscì a spingere altri colossi nel cercare di accaparrarsi il pubblico sempre più interessato ai videogame.

Ecco che appena dieci anni dopo entrarono in campo Nintendo e Sega, due aziende giapponesi che fino alla metà degli anni ’90 non si diedero nessuna pace, ma anzi sviluppando quella che oggi conosciamo con il termine “console war”. Se da un lato la prima era riuscita a raggiungere un certo monopolio sul mercato, la seconda voleva invece espandersi, perciò progettava il più possibile per diventare leader nel settore, offrendo un catalogo di giochi arcade coinvolgente ed entusiasmante.

Ecco che prima nacque il famoso Master System, la prima console Sega a 8-bit, che destò l’interesse di numerosi consumatori, almeno fino al momento in cui Nintendo presentò al mondo intero un oggetto piccolo e soprattutto rivoluzionario: il Game Boy. Insomma, quest’ultima società era riuscita a progettare e offrire qualcosa di unico, ossia una console portatile con cui i propri clienti potevano intrattenersi tra una pausa e l’altra di lavoro, oppure durante i viaggi in bus per andare a scuola.

Ma facendo un piccolo passo in avanti, arrivando con la lancetta dell’orologio del tempo fino al 1995, possiamo scoprire il punto di svolta dell’intera faccenda: Sony aveva rilasciato la prima Playstation, ossia la console destinata a cambiare il mercato e la vita di tutta la fetta di popolazione mondiale di adolescenti e adulti.

Sega e Nintendo accusarono il colpo ma quest’ultima ebbe una spinta decisiva, decidendo per anni di puntare soprattutto sul mercato delle console portatili, con prodotti sempre vincenti ma sicuramente diversi, come le varie versioni del Nintendo DS.

Insomma, la console war è nata perché le principali aziende produttrici di soluzioni videoludiche desideravano (e tutt’ora lo fanno) raggiungere il monopolio assoluto nel commercio, ed è anche per questa ragione che nel 2001 si aggiunse alla lista anche Microsoft con la sua celebre Xbox, diventata a tutti gli effetti uno dei competitor ufficiali dei brand summenzionati.

 

Le conclusioni

Se c’è una cosa che in tutti questi anni abbiamo imparato dalle maggiori aziende di produzione di videogiochi è che non bisogna mai sottovalutarle. Come sono riuscite a rivoluzionare l’intero mondo in pochi anni, potrebbero fare lo stesso quando meno ce lo si aspetta, ecco perché è un po’ difficile capire se effettivamente la console war può essere definita un male per questo sistema.

Se pensiamo che durante gli anni ’80 è stata la ruota trainante di tutto il meccanismo che ha poi innescato la nascita di prodotti innovativi, come si può davvero definire qualcosa di simile malevolo? Certo, bisogna anche essere oggettivi: se le aziende produttrici e di sviluppo realizzano qualcosa di nuovo per il solo gusto di ottenere il monopolio, tutto questo non potrà durare a lungo.

Di questo passo, anche il gioco per Nintendo Wii economico potrebbe diventare obsoleto dopo solo un anno, facendo piangere tutti gli appassionati di videogiochi e in particolare chi non ha a disposizione un conto infinito.

Il futuro è sicuramente incerto ma visti i precedente anche pieno di sorprese, perciò una domanda che potremmo porci è: si dovrebbe puntare di più sulla console war? Un quesito arduo che lascia spazio a tantissime altre questioni, però, data l’uscita di console come Playstation 5 e di soluzioni portatili firmate Nintendo, reputiamo che sia una spinta inevitabile che può portare frutti succosi nel prossimo futuro.

Il mondo dell’intrattenimento videoludico non è arrivato a piena maturazione, perciò ha senso pensare che questa pressione esercitata dai grandi brand sia solo un incipit per evoluzioni ben più grandi, come il miglioramento dell’esperienza di gioco, oppure il raffinamento dell’intelligenza artificiale e molto altro.

 

 

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